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Gonfalone


GONFALONE
 
DESCRIZIONE DEL BLASONE

 
L’insegna che viene adottata come gonfalone del Comune di Lappano è stata realizzata operando una scelta discrezionale entro un certo numero di «sommari schizzi» suggeriti dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha provveduto ad abbinare ad alcuni simboli di base storica altri elementi già adottati per tutti i paesi italiani.

Il drappo, di colore rosso, si presenta, dunque, come per gli altri comuni, di forma rettangolare, sfrangiato al bordo inferiore;  esso reca nella parte superiore la scritta “Comune di Lappano”, sotto a questa la corona murale di tradizione repubblicana e nella parte inferiore la corona di alloro e quercia, frequente nell’estetica araldica moderna italiana .

Al centro del gonfalone, fra la corona murale e la corona floreale, compare lo scudo che così si blasona: “D’oro, alla croce latina di verde (con la sommità e con la traversa ritrinciata e con il piede munito di quattro punte triangolari poste a ventaglio e con il vertice all’ingiù, a guisa di radici stilizzate), accompagnata da due gemme di rosso”.


SIGNIFICATO DEI COLORI

 

L’oro rappresenta la giustizia, la gloria, la sovranità; il verde amicizia, cortesia, onore, vittoria, speranza; il rosso audacia, coraggio.

 

STORIA E SIGNIFICATO DEL GONFALONE


L’emblema scelto non è la riproduzione fedele di uno stemma antico, ma deriva dall’elaborazione in chiave moderna dell’antico sigillo della Bagliva di Lappano, la cui impronta si può osservare nei dispacci del fondo “Voci di vettovaglie di Calabria Citra”, conservati nell’Archivio di Stato di Napoli (fra questi si segnala per chiarezza quello del 20 agosto 1795, a firma di «Giuseppe De Rose Sindaco» e «segno di croce di Antonio Siciliano eletto»).
Non si conosce né il momento preciso in cui la comunità lappanese decise di dotarsi del suddetto sigillo, né il suo significato.
La forma ovale dello stesso suggerisce di collocarne la nascita tra il XVI e il XVII secolo, quando sia l’arte rinascimentale che quella barocca ripresero tale forma dall’antichità. Si aggiunga, inoltre, che proprio in quell’arco di tempo le assemblee municipali cominciarono a prendere come emblemi dei paesi che amministravano oggetti allusivi all’orgoglio civico, alla sovranità e alla libertà di quelle comunità.
L’impronta che si ricava dal fascicolo d’archivio presenta un bordo o “giro” o “orlo” (pezza onorevole di secondo ordine), delimitato dal “campo” tramite un tratteggio di forma circolare a palline, all’interno del quale compare la scritta «s. unitatis Lappani».  Tale iscrizione contiene le due abbreviazioni “sigillum” e “universitatis”, utilizzate, come spesso succedeva nei sigilli, per motivi di spazio. Essa si traduce, com’è ovvio, con «sigillo dell’università di Lappano», dove “università” sta chiaramente per “universitas civium”, e, nel nostro caso, indica la totalità dei cittadini di Altavilla (allora Corno) e di Lappano.
Nel corpo o “campo” del sigillo è raffigurata una croce (“pezza onorevole” di primo grado) così come descritta nella “blasonatura”, accompagnata ai lati del suddetto braccio verticale da segni non araldici. Essi sono costituiti da due coppie di linee ondulate e da due elementi circolari sistemati ciascuno all’interno delle suddette linee, simmetricamente rispetto al braccio maestro della croce. Al piede della croce, piantato in terra con radici stilizzate, si associa l’idea della fede del popolo, che si basa su fondamenta profonde. La croce dell’antico sigillo di Lappano, detta “latina” o del “Calvario”(cioè quella che ha il braccio verticale più lungo della traversa), allude alla tradizione dell’albero della croce, della Vita, della Salvezza che ritorna col sacrificio di Cristo.
La Croce è la figura araldica per eccellenza, in cui la maggior parte degli araldisti vedono concordemente un ricordo delle spedizioni di Terrasanta, anche se è opportuno ricordare che, considerata la grande diffusione di tale simbolo nelle armi, la sua introduzione negli stemmi di molti paesi, soprattutto dal XVI secolo in poi, è potuta avvenire per altre cause. Indubbiamente la devozione e la fede sono state cause importanti di affermazione, ma non bisogna scartare l’ipotesi di alcuni araldisti che vedono nella croce la spada del cavaliere, o di altri che la vogliono come emblema di vittoria, di libertà e di sovranità. Un segno, dunque, del potere spirituale misto a quello civile e politico.

I
segni secondari non araldici sono di difficile interpretazione. Ciononostante sono state accuratamente vagliate alcune ipotesi basate sui dati storici oggi conosciuti e si è arrivati a una determinazione, tenendo presente il seguente elemento fondamentale di decisione: le figure e i simboli dei sigilli comunali non hanno soltanto un valore decorativo, ma spesso si presentano “parlanti” e tendono ad ammonire al rispetto delle tradizioni di un paese e a rivelare spontaneamente le caratteristiche salienti della vita di una comunità e, soprattutto, la sua condizione giuridica; riconducono, cioè, con immediatezza al paese che li utilizza.

Alla luce di tale indiscutibile argomento, si è pervenuti alla determinazione di riconoscere nei due elementi tondeggianti i due casali che componevano in quel periodo storico la Bagliva di Lappano e nelle due coppie di linee ondulate i due corsi d’acqua che delimitano il territorio lappanese (il Corno e il Travale), corsi d’acqua che tanta importanza rivestivano per la vita di quella comunità (si ricorda che l’acqua sin dall’antichità ha simboleggiato fecondità, fertilità e prosperità). Un impianto giuridico del paese, dunque,  che vedeva due realtà abitative, economiche e sociali organizzate in armonica e perfetta simmetria rispetto all’autorità rappresentata dal simbolo della croce.

Consapevoli che l’elaborazione dei simboli su base storica comporta un procedimento di modifica e correzione del passato, ma convinti che un lavoro di recupero dei propri segni di identità sia un dovere per qualsiasi comunità, si è provveduto a produrre un moderno gonfalone in cui si trasformano alcuni elementi antichi (lo scudo assume la forma “sannitica”, scompaiono per motivi di snellezza gli elementi rappresentati dalle linee ondulate, i segni tondi diventano  “gemme” ellittiche), senza far perdere i messaggi originari. Il gonfalone, infatti,  nella sostanza rispetta  la forte tradizione religiosa di Lappano e la memoria storica di una Bagliva composta da due casali e ricorda inoltre che oggi, alle radici del territorio, simboleggiate dalle radici della croce che figurano stilizzate nell’emblema, si afferma con forza una terza realtà sociale che parte dal Crati e arriva fino a Santo Stefano.

 



NOTIZIE SULLA RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO

ALL’ADOZIONE DEL GONFALONE DEL COMUNE DI LAPPANO

La relazione storico-araldica che accompagna l’adozione del gonfalone del Comune di Lappano è stata elaborata da Maggiorino Iusi, da anni impegnato in una ricerca di ricostruzione di momenti storici della comunità lappanese.
Tale relazione ha tenuto principalmente conto di dati che derivano dalla suddetta ricerca, ma si è anche giovata del parere fornito al comune di Lappano dall’Ufficio araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché dei suggerimenti cortesemente offerti all’autore dal prof. Eduardo Mira (Direttore dell’Istituto spagnolo “Cervantes” di Napoli, Ordinario al dipartimento di Storia di Alacant (Alicante) in Spagna e al College d’Europa a Brugge in Belgio).

 

L’estensore ha inoltre utilizzato la seguente bibliografia:

 

·Fondo “Voci di vettovaglie di Calabria Citra”, anni 1700-1800, Archivio di Stato di Napoli.

·Gourdon de Genquillac N.J.H., L’art héraldique, Paris, Maison Quantin, 1889.

·Bascapé G.C., Sigillografia Generale. Il sigillo nella diplomatica, nel diritto, nella storia, nell’arte. Vol. I, I sigilli pubblici e quelli privati, Milano, Giuffré, 1969.

·Chiusano A., Elementi di araldica, a cura dello Stato Maggiore dell’esercito –Ufficio storico, illustrazioni di Maurizio Saporito, Roma, 1995.

·Guelfi Camajani G., Dizionario araldico, Milano, Hoepli, 1921.

·Zappella G., Le marche dei tipografi e degli editori italiani del Cinquecento, Trieste, Lint, 1973.

·Davy M., Il simbolismo medievale, traduzione di B. Pavarotti, Roma, Edizioni Mediterranee, 1988.

·Cooper J.C., Dizionario dei simboli, traduzione di S. Stefani, Padova, Muzzio, 1988.

·Chevalier J.-Gherbrant A., Dizionario dei simboli, 2 voll., a cura di Sordi I, Milano, Rizzoli, 1986.

·Il Regolamento tecnico-araldico spiegato e illustrato, Roma, Civelli, 1906.

·Stemmario italiano delle famiglie nobili e notabili, a cura di A. Ricotti Bertagnani, Bassano del Grappa, La Remondiniana, 1970.


 

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